QUEEN – UN DEBUTTO IN PUNTA DI PIEDI

A differenza di molte band della stessa epoca, i Queen non iniziarono col botto. Il gruppo – nato dall’incontro del chitarrista Brian May e del batterista Roger Taylor(allora attivi negli Smile) con la voce dei Wreckage Freddie Mercury (il bassista John Deacon si aggiungerà a loro all’inizio del 1971) – entrò infatti in studio non con il preciso disegno di realizzare un album, ma grazie alla possibilità di testare gratuitamente una sala di registrazione appena costruita. I De Lane Lea, a Wembley, erano stati ultimati da poco e il management decide di affidare il loro collaudo a una formazione promettente, ma di primo pelo, così da non dover fare i conti con pretese assurde e capricci da rockstar.
Durante quelle giornate di stupore collettivo, i Queen (il nome fu deciso dallo stesso Mercury, che riuscì a farlo digerire ai compagni, timorosi di incorrere nelle ire di Buckingham Palace) incisero dei demo che avrebbero costituito la colonna vertebrale del loro album d’esordio. Così, Liar e The Night Come Down videro la luce proprio in quei giorni.
Oltre a completare i loro primi brani, i quattro fecero in quel periodo la conoscenza di Roy Baker, noto nell’ambiente quale navigato tecnico del suono dei Trident Studios. Costui, letteralmente stupefatto dall’energia sprigionata dalla formazione (in cui i componenti vantavano tutti una robusta esperienza live), si adoperò per far avere loro un contratto degno di tal nome, grazie al quale evitare di dover ricorrere a dei sotterfugi per registrare.
Dal novembre del 1972 i Queen saranno legati alla Trident per quanto riguarda la produzione e il management, curati dallo stesso Baker e da John Anthony. La registrazione dell’album, però, procederà speditamente solo grazie al raggiungimento nell’aprile del 1974, di un accordo discografico con la Emi.