BRIAN MAY

Brian_May

L’hanno soprannominato in vari modi, da “sua altezza del rock” (per via della statura, sul metro e novanta) a “fedele scudiero della regina” (dove la sovrana in questione è ovviamente Freddy Mercury), ma forse il più azzeccato e spiritoso rimane “licks & locks”, riferendosi ai proverbiali riff di chitarra e i lunghi riccioli neri. Brian May sorride. Lo trova divertente.

In un mondo in cui l’ego vola alto e le eccentricità sono regola, Brian è la classica mosca bianca: la discrezione fatta a persona, la modestia come tratto distintivo. Il sorriso di trasforma in una scoppiettante risata. “Non esageriamo”, commenta quasi a scusarsi. “E’ solo questione di carattere”.

Ma se l’uomo è una forma di vita aliena in una galassia di umane debolezze, l’artista è un sublime concentrato di tecnica, raffinato talento e vis creativa. Il destino (fausto, per carità) di dover convivere con un autentico istrione del palcoscenico in grado di calamitare l’attenzione di milioni di persone solo alzando un sopraciglio gli ha garantito fama imperitura, ma al contempo lo ha privato di un meritato riconoscimento personale.

Ora che la regina ha forzatamente abdicata Brian può risplendere di luce propria, come è accaduto per i festeggiamenti reali quando, sul tetto di Buckigham Palace, ha aperto delle danze intonando con la leggendaria Old Lady l’inno inglese.

Tra i binomi inscindibili del mondo del rock, quello di May e la fedele Red Special è uno dei più famosi. Oggi la Burn ne ha acquistato i diritti di produzione, dopo che la Guild ne aveva in catalogo un paio di serie negli anni Ottanta (compresa una Signature di mille esemplari autografati sul retro della paletta) e finalmente tutto possono suonare “alla Brian May”.

Ma sino a qualche anno fa quel suono particolare era feudo del suo creatore. E l’appellativo non paia forzato. Infatti la storia della Red Special ha i contorni della fiaba, con un Brian via di mezzo tra Mastro Geppetto  e il dottor Alambicchi.

Desideravo tanto avere una vera chitarra elettrica e invidiavo le Gibson e Fender degli amici. Soprattutto mi faceva impazzire una Colorama. Allora io e mio padre decidemmo di costruirla artigianalmente. Per il corpo usammo un pezzo di legno del camino, vecchio di quasi duecento anni, in solido mogano che un amico stava per gettare via e ci chiudemmo in una stanza trasformata in un laboratorio. Il lavoro durò diciotto mesi, e fotografai ogni fase, ogni passaggio per avere documenti precisi nel caso malaugurato fosse stato necessario qualche ritocco. La battezzai Red Special per via del colore del legno”.

Infine, una curiosità. Brian non usa plettri ma un “sixpence”, una monetina da sei pence.

 

(Paolo Battigelli – Guitar Heroes)

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