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RUDOLF SCHENKER

Posted in GUITAR HEROES with tags , , , on 7 ottobre 2009 by blackout87

rudolf

Tipo risoluto, Rudolf Schenker. È lui a scegliere di cosa parlare, dove farsi fotografare, la posizione e il taglio di luce. I capelli biondissimi e cortissimi illuminano un viso dai lineamenti scolpiti nella roccia mentre si china per estrarre dalla custodia la preziosa Flying V.

L’accoppiata Rudolf/Flying V è di quelle che superano senza danno l’ordalia del tempo e del passare delle mode. Due versi della stessa moneta.

Credo di aver sempre usato questo modello. Da anni sono in ottimi rapporti con la Gibson e i suoi tecnici che, detto tra noi, sono i migliori sulla piazza. La forma a freccia ha subito colpito la mia immaginazione, associandola al rock come nessuna altra.”

La serie più preziosa rimane quella del ’58, ne furono costruiti solo centro esemplari, ora valutati diverse decine di migliaia di dollari, e di questi ben cinque sono in mio possesso. Compresa quella che compare sulla copertina dell’album solista di Pete Townshend All The Best Cowboys Have Chinese Eyes (’82). Devi sapere che era appartenuta a Joe Walsh, che la regalò a Pete. Il quale, dopo qualche anno me la vendette. Per una semplice ragione, diciamo di carattere pratico. Dato che non la usava più, gli venne richiesta dall’Hard Rock Cafe per esporla in una bacheca. Pete rifiutò, seccato, dicendo che non aveva alcuna intenzione di vederla attaccata a un muro, preferendo saperla ancora attiva e accordata da qualcuno in gamba.”

Gli occhi di Rudolf si illuminano d’immenso. Il tono di voce si fa concitata, quasi eccitato, e l’infervoro aumenta quando ricorda: “Anni fa (’90-91) un artigiano ne costruì una ventina di esemplari procurandosi i pezzi sul mercato nero e di queste ben quattro fanno bella mostra a casa mia”.

Una vera ossessione.

Mi recai personalmente a Nashville per scegliere le migliori del lotto. Entrai nel laboratorio per comprarne una, uscii con quattro. Ma come fai a dire di no, quando ti presentato tanto ben di dio?

Giusto.

Non se ne parla nemmeno. Non potrei concepire una vita diversa da questa, sono cresciuto con la chitarra in mano e la musica nelle vene. Non si può ripudiare un grande amore, abiurare una religione”.

Infine.

Il rock è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”.

Lavoro?Quale lavoro?

 

(Paolo Battingelli – Guitar Heroes)

BRIAN MAY

Posted in GUITAR HEROES with tags , , on 23 settembre 2009 by blackout87

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L’hanno soprannominato in vari modi, da “sua altezza del rock” (per via della statura, sul metro e novanta) a “fedele scudiero della regina” (dove la sovrana in questione è ovviamente Freddy Mercury), ma forse il più azzeccato e spiritoso rimane “licks & locks”, riferendosi ai proverbiali riff di chitarra e i lunghi riccioli neri. Brian May sorride. Lo trova divertente.

In un mondo in cui l’ego vola alto e le eccentricità sono regola, Brian è la classica mosca bianca: la discrezione fatta a persona, la modestia come tratto distintivo. Il sorriso di trasforma in una scoppiettante risata. “Non esageriamo”, commenta quasi a scusarsi. “E’ solo questione di carattere”.

Ma se l’uomo è una forma di vita aliena in una galassia di umane debolezze, l’artista è un sublime concentrato di tecnica, raffinato talento e vis creativa. Il destino (fausto, per carità) di dover convivere con un autentico istrione del palcoscenico in grado di calamitare l’attenzione di milioni di persone solo alzando un sopraciglio gli ha garantito fama imperitura, ma al contempo lo ha privato di un meritato riconoscimento personale.

Ora che la regina ha forzatamente abdicata Brian può risplendere di luce propria, come è accaduto per i festeggiamenti reali quando, sul tetto di Buckigham Palace, ha aperto delle danze intonando con la leggendaria Old Lady l’inno inglese.

Tra i binomi inscindibili del mondo del rock, quello di May e la fedele Red Special è uno dei più famosi. Oggi la Burn ne ha acquistato i diritti di produzione, dopo che la Guild ne aveva in catalogo un paio di serie negli anni Ottanta (compresa una Signature di mille esemplari autografati sul retro della paletta) e finalmente tutto possono suonare “alla Brian May”.

Ma sino a qualche anno fa quel suono particolare era feudo del suo creatore. E l’appellativo non paia forzato. Infatti la storia della Red Special ha i contorni della fiaba, con un Brian via di mezzo tra Mastro Geppetto  e il dottor Alambicchi.

Desideravo tanto avere una vera chitarra elettrica e invidiavo le Gibson e Fender degli amici. Soprattutto mi faceva impazzire una Colorama. Allora io e mio padre decidemmo di costruirla artigianalmente. Per il corpo usammo un pezzo di legno del camino, vecchio di quasi duecento anni, in solido mogano che un amico stava per gettare via e ci chiudemmo in una stanza trasformata in un laboratorio. Il lavoro durò diciotto mesi, e fotografai ogni fase, ogni passaggio per avere documenti precisi nel caso malaugurato fosse stato necessario qualche ritocco. La battezzai Red Special per via del colore del legno”.

Infine, una curiosità. Brian non usa plettri ma un “sixpence”, una monetina da sei pence.

 

(Paolo Battigelli – Guitar Heroes)

YNGWIE MALMSTEEN

Posted in GUITAR HEROES with tags , , on 13 settembre 2009 by blackout87

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Pochi sono i musicisti in possesso di un suono e di uno stile così unici da essere riconoscibili alla prima nota. Il tono, il vibrato e la tecnica del picking sono stati, e sono, fonte d’ispirazione per un paio di generazioni di aspiranti “guitar heroes” non solo affiliati alla “Shred music”.

La sua filosofia è semplice, riassumibile nella frase prima suona, poi parla. “Lo è sempre stato. Credo più ai fatti che alle parole. E la musica sono i miei fatti”. Fatto espressi attraverso una Stratocaster ormai indissolubilmente legata a Yngwie. Uomo immagine Fender, un modello a suo nome e una collaborazione fattiva e continuativa con lo staff della premiata ditta fondata nel lontano 1939 da Leo Fender, Johann Yngwie Lannerback, ribattezzatosi Malmsteen, già a cinque anni imbraccia una vecchia acustica dimostrando subito una certa dimestichezza con lo strumento.

Ma l’episodio chiave, destinato a cambiargli la vita, è di due anni più tardi. “era scomparso Jimi Hendrix e la televisione mandò in onda un lungo servizio su di lui. Rimasi come fulminato: iniziai a suonare il giorno in cui Jimi morì”. Quasi facendo intendere un ideale passaggio di consegne.

Ma non è uno sbruffone, Yngwie. Solo uno che si attiene ai fatti. La madre inoltre possiede una discreta raccolta di dischi di musica classica e la sorella suona il flauto: va da sé che la musica dotta rivestirà un ruolo importante nella formazione artistica.

Ho sempre cercato di fondere questi due mondi,solo in apparenza lontani.  In fondo , quei compositori non sono forse stati le prime rockstar?” E a proposito di passioni… “Sono un supertifoso della Ferrari. Ne possiedo alcune e seguo la Formula 1 come gli americano il baseball. Guidare uno di quei bolidi dà la stessa emozione di un solo di chitarra”.

(Paolo Battigelli – Guitar Heroes)

RITCHIE BLACKMORE

Posted in GUITAR HEROES with tags , , on 11 settembre 2009 by blackout87

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L’influenza di Ritchie sulle giovani leve è stata grande: sono almeno tre le generazioni di promettenti chitarristi che si sono abbeverata alla sorgente del suono Purple, tra un abbandono e un ritorno da figliol prodigo, dei Rainbow. Invece , passerà alla storia per quel solo, ancorché micidiale riff targato “Smoke On The Water”. Quelle serie di note create come per magia sulla tastiera di una Stratocaster e consegnate direttamente alla leggenda.

Chi nega di aver iniziato a strimpellare una chitarra con l’orecchio teso e le dita pronte sulle note infuocate di “In Rock” o, in alternativa, il doppio “Live in Japan” mente sapendo di mentire. Non si prescinde. Il rock, quello tosto e monolitico in odor di metallo fumante destinato a fare scempio delle precedenti correnti di pensiero musicale, in quell’alba rossastra dei Settanta è targato Deep Purple. Ergo Ritchie Blackmore.

I puristi possono storcere il naso quanto vogliono, adducendo la banalità di certi giri armonici quale motivo di scarso interesse quando non di indifferenza: il suo contributo all’affermazione della chitarra come organo supremo del rock adrenalinico resta un dato di fatto. Inconfutabile,

Ma Ritchie sa sorprenderti. Vuole sorprendere, Ed ecco la svolta rinascimentale, al fianco della cantante/compagna Candice Night. Il progetto Blackmore’s Night prende forma nel ’97, quando decide di mandare in pensione l’ennesima incarnazione dei Rainbow per dedicarsi completamente alla musica medievale, un vecchio pallino.

Una fascinazione che affonda negli anni Settanta, ma sinora tenuta a debita distanza. Ha dichiarato: “Mi sono deciso una sera quando Frank Sinatra, incontrandomi, mi ha chiesto: scusi, lei chi è?Allora mi sono detto: ok vada per il medioevo”.

La musica rinascimentale lo ammalia, ma quello che era un vizio da tenere nascosto ora, grazie anche a Candice, è affiorato in una sorta di coraggioso “outing”.

Che se da una parte ha fatto gridare al sacrilegio orde di fan, dall’altro ha permesso di raggiungere un pubblico più vasto ed eterogeneo. Non bisogna scordare, ad esempio, che Blackmore è sempre stato un appassionato di musica classica, tra i primi a sperimentarne la fusione al caldo con il rock.

Uomo immagine Fender, resta affezionato ad una delle prime chitarre, una Gibson ES335 rosso ciliegia. Identica a quella di Chuck Berry.

KATE BUSH

Posted in Kate Bush with tags , , , , on 18 agosto 2009 by blackout87

kate bush

Cantante, compositrice e ballerina, Kate Bush studia pianoforte e violino da autodidatta, si interessa di studi soprannaturali e, negli anni, sviluppa un’incredibile voce di ben quattro ottave di estensione. A sedici anni entra nel gruppo del fratello, la K.T. Bush Band, nella quale interpreta cover di Beatles e Stones scrivendo per l’occasione la sua prima canzone “James And The Cold Gun”.

L’ingresso nel mondo del rock avviene quando David Gilmour dei Pink Floyd ottiene per lei un contratto con la EMI, che ne ritarda il debutto, finanziando per due anni i suoi studi di musica e danza, e lasciando a Kate il tempo di comporre i brani di “The Kick Inside”. Il disco viene anticipato, nel dicembre 1977, da “Wuthering Heights” che raggiunge in un mese il vertice delle classifiche inglesi e australiane.

Il successo è tale che anche le vendite dell’omonimo romanzo di Emily Bronte (Cime tempestose) subiscono un consistente aumento. “The Kick Inside” esce con la supervisione di Gilmour e la produzione di Andrew Powell e va al terzo posto, trascinando in classifica anche due brani del disco: “Man With A Child In His Eyes” e “Wow”. Fa buon gioco soprattutto il personaggio Kate Bush, la sua voce particolare, le capacità mimiche e il fascino esotico e quasi irreale, qualità che trasferisce nella scrittura.

I mesi successivi la consacrano stella di prima grandezza in gran parte dell’Europa. “Lionheart” esce pochi mesi più tardi, alla fine del 1978, e pur non essendo all’altezza del precedenre, vende bene e porta in classifica il singolo “Wow”. Nell’aprile 1979, dopo oltre sei mesi di prove, la Bush debutta al Palladium di Londra: sono suoi i testi, le musiche, la coreografia e i costumi, e lo spettacolo riceve il plauso di pubblico e critica.

L’anno dopo “Never For Ever” balza al primo posto grazie a “Babooshka”, altro brano semplice e suggestivo. Sempre del 1980 è la collaborazione a Peter Gabriel, terzo album dell’ex Genesis. L’influenza di Gabriel è evidente anche in “The Dreaming”, album non facile, cupo e inquietante, che mostra un certo rifiuto delle mode musicali.

Negli anni successivi la cantante si tiene ai margini del mondo discografico, con scarse apparizioni in pubblico e solo qualche singolo all’attivo. Dopo tre anni di assenza e preceduto da “Running Up That Hill” esce “Hounds Of Love”, sorta di concept album che mostra un’artista sempre originale.  La cantante collabora anche con David Bowie, Roy Harper in “The Unknown Soldier” e altri.

Chiude il decennio con “The Sensual World” in cui si avvale fra l’altro dell’orchestra e del coro della radio bulgara. Negli anni ’90 la sua produzione si fa ancora più parca: a suo nome solo il pasticciato “The Red Shoes”nel quale spiccano due canzoni che si distinguono dal suo stile canonico: “And So Is Love”, con ospite Eric Clapton alla chitarra, e “Why Should I Love You?”, al cui andamento funky contribuisce Prince in persona.

Dopo ben dodici anni di silenzio, nel dicembre del 2004 Kate Bush annuncia il suo ritorno discografico. “Aerial” vede finalmente la luce nel novembre del 2005.

ASIA: SUPERGRUPPO DEGLI ANNI ‘80

Posted in Asia with tags , , , on 4 agosto 2009 by blackout87

asia

Gli Asia nascono a Los Angeles nel gennaio 1981 e per oltre un anno perfezionano un suono strettamente collegati a un certo art rock alla maniera degli Yes, tutt’altro che innovativo ma di grande fortuna commerciale.

L’album d’esordio, “Asia”, forte del successo dei brani “In the Heat Of The Moment” e “Sole Survivor”, guadagna ben tre dischi di platino e resta al primo posto in America per nove settimane.

Alpha”, nonostante il buon successo del brano “Don’t Cry”, rivela già limiti compositivi e lascia intuire i primi attriti interni. Alla fine del 1983, John Wetton lascia per Greg Lake. Alla fine del 1984 anche Steve Howe abbandona per unirsi a Steve Hackett, già chitarra solista dei Genesis, nell’effimero progetto GTR.

 In “Astra” lo sostituisce il chitarrista svizzero Mandy Meyer, con l’attivo una breve militanza nei Krokus, il più noto gruppo heavy metal d’oltralpe, e un album con i Cobra. Carl Palmer si riunisce quindi a Keith Emerson nel progetto Three, cercando senza fortuna di rinnovare i fasti degli ELP, mentre Howe si mette in luce con un album strumentale che riunisce vari virtuosi, “Guitar Speack” (IRS/No Speack 1988) e con una tournée ispirata a quel progetto, denominata “Night Of The Guitar”, da cui è tratto un omonimo doppio album live (IRS 1989).

Gli Asia si riformano nel 1990 con il chitarrista Pat Thrall al posto di Steve Howe. “Asia Live Mockra 09 – XI – 90”, da un concerto tenuto a Mosca vede Howe ritornare al suo ruolo di chitarrista. Sempre con lui gli Asia tornano in studio per registrare “Aqua”, ma il successo commerciale del decennio precedente è ormai un mero ricordo.

Archives 1” è una raccolta di materiale inedito, mentre “Now Nottingham Live” è la ristampa ufficiale di un promo uscito inizialmente nel 1990 con la registrazione del primo concerto della reunion di quell’anno.

Nel 1999 la band annuncia un tour mondiale, ma Downes abbandona il progetto e Wetton fonda con Palmer una nuova formazione, Qango, assieme a David Kilminster e John Young, suonando dal vivo brani di ELP, Asia e King Crimson.

Dal canto suo, Downes rimette in piedi una nuova versione degli Asia con cui nel 2001 dà alle stampe “Aura”, mentre Howe torna alla formazione d’origine, gli Yes. Stabilizzata la formazione sotto la guida di Downes, la band torna nel 2004 con “Silent Nation”.

QUEEN – BACK CHAT (Hot Space)

Posted in Queen with tags , , , on 28 luglio 2009 by blackout87

Atmosfere musicali e testo non sono per nulla in linea, in questo caso almeno. Ne era convinto pure Brian May, che però non mise il becco più di tanto nella questione, dal momento che “Back Chat” arrivata dal paniere di John Deacon.

Il chitarrista infatti avrebbe voluto che questa “creatura” si caratterizzasse per un’impronta più hard, ma così non accadde. Il testo è squisitamente à la Queen, dal momento che leggendolo si ha un po’ l’impressione di appoggiare l’occhio su un caleidoscopio, cioè uno strumento in grado di trasmettere molteplici sensazioni.

Qualcuno ci ha voluto vedere una serie di critiche ad entità non precisamente definite (forse gli organi di informazione, mai troppo accomodanti con le rockstar), mentre altri sostengono la tesi della raffigurazione di un diverbio tra più individui. Al di là di come la si possa pensare, “Back Chat” funzionò piuttosto bene, conquistandosi la pubblicazione come singolo.