Archive for the IL SUONO IN CUI VIVIAMO Category

I SOTTOGENERI DELL’HEAVY METAL: Terza Parte

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , on 20 maggio 2009 by blackout87

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Power Metal: Altrimenti detto neo – power, epic o classic metal, è l’esagerazione di alcuni dgeli stilemi più classici a cui è legato il termine heavy metal: melodie potenti e quasi barocche, musicalità piuttosto complessa, largo ricorso ad assoli e ad arraggiamenti complicati. Tematicamente, fa spesso riferimento a situazioni fantasy o fantastiche. La scuola di riferimento è quella tedesca della metà degli anni ’90. Gruppi principali: Blind Guardian, rRge, Halloween. Va ricordato che furono definite “power” in origine le band americane degli anni ’80 (come Riot, Savatage) p quelle autrici di un metal potente e strutturato, ma non legato al thrash.

Prog Metal: anche detto neo – progmetal, nato da una costola del progressive rock, è influenzato altresì da band come Pink Floyd e Rush. Utilizza quasi  tutte le caratteristiche e i temi del prog in un contesto molto più duro e “rock”. Gruppi fondamentali i Dream Theater e (pur con qualche distinguo) i Queensryche.

Street Metal: derivato dal glam, ne duplica il suono (e gli eccessi) in un contesto molto più grezzo e hard, con un’immagine meno androgina e ambigua. Gruppi fondamentali: Guns n’ Roses, Quireboys, hanoi Rocks.

Thrash Metal: genere musicale nato nella Bay Area e a New York alla metà degli anni ’80. E’ una mistura di metal classico e punk, caratterizzato da ritmiche molto potenti e veloci, un granitico muro chitarristico e testi piuttosto estremi. La band più famosa del thrash (che poi ha rinnegato) sono i Metallica, seguiti da Megadeth, Slayer e Testament.

White Metal: corrente principalmente americana che si propone di coniugare musica metal con testi di ispirazione cristiana. Ha conosciuto la sua massima popolarità con gli Stryper alla fine degli anni ’80, ma è tuttora un genere molto attivi, grazie anche all’amplificazione data da radio e TV di tipo evangelico, che lo contrappongono al “satanico” black metal. Nomi importanti: Barren Croos e Bloodgood.

LA LEZIONE SUL METAL DI FUR TV!!!Sesso,droga e rock ‘n’ roll!

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , , on 19 maggio 2009 by blackout87

Fur Tv è un programma che va in onda su MTV dal 28 settembre 2008, ogni domenica a mezzanotte. I protagonisti sono tre pupazzi irriverenti e sboccati i quali discorsi hanno come argomento donne, sesso, violenza gratuita e alcol.

I protagonisti della serie sono tre pupazzi di nome Fat Ed, Lapeño e Mervin.

untitledEdward Tubbs detto Fat Ed è un pupazzo blu amante di musica metal e film splatter. Scola birra e alcolici in quantità industriale, divora hamburger, pizze e cibo spazzatura in genere.

 

 

 

fur_tvLapeño Enriquez detto anche Peenie è una rana verde (chiara allusione alla rana Kermit del Muppet Show) originaria del Brasile, dal quale è fuggita per esser perseguitato da alcuni uomini a cui ha rubato le ragazze. Esso è un clandestino che sfugge alle inchieste dell’ufficio immigrazione dicendo di esser vedovo di una donna con regolare passaporto.

 

 

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Mervin J. Minky è un pupazzo arancione caratterizzato da un mandibola sporgente, e non di poco, rispetto alla mascella. Esso è molto sensibile e si vede dal fatto che i suoi genitori adottivi non gli abbiamo spiegato di essere stato adottato. Oltre a essere sensibile è anche bonaccione e molto stupido, il che fa pensare che abbia un lieve ritardo mentale, ma soprattutto è un pornodipendente della peggior specie.

 

I tre suonano insieme in un gruppo metal e su youtube sono tanti gli episodi che li rappresentano. Consiglio di vedere il video della lezione sul metal di Edward!!!

Ecco il link: http://www.youtube.com/watch?v=1KiERqW3-4g

Per altre informazioni sui tre personaggi lascio il link: http://it.wikipedia.org/wiki/Fur_TV

I SOTTOGENERI DELL’HEAVY METAL: Seconda Parte

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , on 19 maggio 2009 by blackout87

stencil-metal copia

Glam Metal: direttamente derivato dal glam rock dei ’70, il glam metal ha conosciuto il suo massimo splendore negli States alla fine degli anni ’80. Usando un’immagine eccessiva, sexy e spesso androgina, il glam aveva il suo punto di forza in un hard/metal semplice e di effetto, con trovate melodiche accattivanti. Gruppi principali: Motley Crue, Poison, Tigertailz.

Guitar Heroes: promossi in seguito alla strepitoso successo di Steve Vai, Joe Satriani e Ynwgwie Malmsteen, nonché dell’attività della Shrapnel Records di Mike Varney, i guitar heroes sono specialisti del chitarrismo metal più tecnico e raffinato, e veloce. Spesso propongono lavori in cui la chitarra è talmente predominante da rendere il resto inesistente. Numi tutelari di origine: Richie Blackmore, Jimmy Page, Eddie Van Halen.

Hard Rock: genere nato alla fine degli anni ’60 e caratterizzato da un suono, derivato dal beat e dal rock ‘n’ roll, dai volumi esagerato e dalle ritmiche semplificate. Generalmente considerato antesignano del metal, si è in realtà evoluto parallelamente, influenzando poi moltissimi generi successivi, dal punk al grunge e allo stoner.

Headbanger: è il termine con cui vengono normalmente identificati i fan del metal nei paesi di lingua inglese. Deriva dall’abitudine di sbattere la testa avanti e indietro ai concerti, abitudine immortalata da una famosa scena del film Wayne’s World.

Industrial Metal: genere derivato dalla fusione di thrash, noise ed esperienza “industriale” della fine degli anni ’80. Caratterizzato da un’immagine molto “moderna” e da un suono spesso sintetico e freddo.

NWOBHM: acronimo per New Wave Of British Heavy Metal, più che un genere una vera e propria scuola musicale nata in Inghilterra alla fine dei ’70. Si proponeva di “svecchiare” l’hard e l’heavy dell’epoca tramite robuste iniezioni di suoni grezzi e semplici, derivati spesso dal punk. I gruppi principali sono stati Iron Maiden, Saxon, Motorhead.

 

I SOTTOGENERI DELL’HEAVY METAL: Prima Parte

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , on 18 maggio 2009 by blackout87

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Vorrei fare una piccola mappa per orientarsi nel dedalo in cui è diviso il metal, perché a volte leggo su svariati social network che non tutti sanno le differenze. Allora io proverei brevemente a darne una spiegazione.

AOR: hard (e metal) pensato principalmente per l’uso radiofonico, piuttosto “tangenziale” rispetto all’heavy metal tout court (totale). E’ stato popolarissimo alla fine dei ’70. Gruppi principali: Toto, Heart, Kansas, REO Speedwagon.

Black Metal: genere caratterizzato da un’immagine legata all’occulto e da un suono spietatamente rumoroso e senza compromessi. Derivato dagli “esperimenti” di band degli anni ’80 come Venom e Celtic Frost, è definitivamente esploso agli inizi degli anni ’90, soprattutto per opera della scena scandinava. Band più note: Burzum, Darkthrone, Emperor sul versante più intransigente; Cradle Of Filth e Dimmu Borgir per quello più commerciale (sempre se il termine sia applicabile al genere)

Class Metal: genere raffinato e piuttosto di nicchia, che mischia stili diversissimi come power, hard, AOR e a volte perfino jazz e funk. E’ caratterizzato da una musicalità e una melodia piuttosto pronunciata. Gruppi principali: Dokken, Tesla, Cinderella.

Death Metal: nato da un indurimento del thrash, vede un suono ancora più veloce ed estremo, ma raramente caotico, e tematiche quasi esclusivamente incentrate su temi difficili come la morte e il dolore. Due le scuole principali: una americana (con base in Florida), molto tecnica e spesso capace di evolversi in suoni raffinati e distanti dalla matrice originale; e una scandinava, più semplice e spesso sconfinante nel black. Gruppi esemplificativi: Death, Dark Angel e Morbid Angel per la scuola americana, Hypocrisy, Meshuggah e Carcass in Europa.

Doom Metal: di chiara derivazione Sabbathiana, caratterizzato da ritmiche lentissime, suoni poderosi e massicci e (curiosamente) spesso da testi cristiani o simili. Forse a causa di una vera e propria ambiguità di origine (la stessa ambiguità dei primi Black Sabbath) vede una variante europea, intellettuale e rarefatta, e una americana, più hard e grezza. Nomi più importanti: Paradise Lost, Candlemass, Trouble e Saint Vitus.

CUFFIA O ALTOPARLANTI?

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , on 15 maggio 2009 by blackout87

Molti sono convinti che l’unica differenza tra ascoltare in cuffia e ascoltare attraverso una coppia di casse sia che con la cuffia non si disturbano i vicini;altri sostengono che gli effetti stereo in cuffia sono molto realistici. Per quanto la seconda affermazione possa sembrare più “competente”, il livello di banalità e di approssimazione non è molto distante da quello della prima.

Cosa vuol dire “realistico”, quando abbiamo a che fare con una registrazione?

Può voler dire che l’effetto acustico si avvicina molto a quello che si suppone di avere nella realtà: ad esempio, la registrazione del passaggio di un treno, di una partita di ping pong, di una esecuzione dal vivo in teatro o in una cattedrale, viene definita “realistica” se l’ascolto attraverso un sistema di altoparlanti o in cuffia crea l’illusone di essere presenti all’avvenimento, non a una sua riproduzione sonora.

Ora, è abbastanza noto che un contributo determinante alla qualità specifica di un evento sonoro è dato dalle caratteristiche dell’ambiente in cui questo avviene: il problema è che quando si ascolta una registrazione fatta in un certo ambiente, le caratteristiche dell’ambiente originario e quelle del locale in cui si ascolta la registrazione si confondono.

Cuffie

Non c’è verso,quindi, di riprodurre la profondità di una cattedrale in un salotto, perché mentre il suono riverberato di una cattedrale avvolge e sembra provenire da tutte le parti, la sua registrazione riascoltata in salotto proverrà pur dalle casse, e ogni riflessione sulle pareti di casa non farà che complicare inutilmente la forma dell’onda.

 Viceversa, un ascolto in cuffia permetterà di isolarsi dall’ambiente “sbagliato” della casa, e di immergersi in qualche modo in quello originale. E’ vero che quindi un certo tipo di registrazioni offre risultati più “realistici” in cuffia: vale la pena di considerare, inoltre, che queste registrazioni vengono controllare dai tecnici proprio in cuffia.

Quest’ultima aspetto  non è affatto secondario: è attraverso una cuffia che i tecnici verificano il grado di “realismo” della registrazione, confrontando il suono originale con quello fornito dagli auricolari, che sono indipendenti l’uno dall’altro.sala di registrazione

Invece, la realtà di una registrazione fatta in studio si costruisce attraverso l’ascolto delle casse, in un ambiente che non è poi molto diverso da quello in cui la registrazione è stata riprodotta. La caratteristica principale di questo ascolto è che nessuna delle due orecchie è mai completamente isolata dal suono proveniente da uno dei due canali stereo, come invece avviene in cuffia.

Se questa è la realtà, allora si vede che l’ascolto in cuffia di musica registrata in studio ha ben poco di “realistico”: sarà più eccitante, più coinvolgente ma molto meno vicino alle intenzioni.

 

 

 

MA PERCHE’ SI ASCOLTA LA MUSICA IN MACCHINA?

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags , , on 13 maggio 2009 by blackout87

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La risposta non è univoca. Molti (specialmente i giovani) ascoltano per la stessa ragione per cui fanno uso di altri tipi di riproduttore portatile, o anche domestico: per creare uno spazio vitale riconoscibile, in cui sia chiaro che valgono le “loro” regole di comportamento e non altre. Altri ascoltano “per compagnia”, che in parte è la stessa cosa ma sottintende un rapporto con un “altro”, la musica, che sostituisce rapporti personali inesistenti o più difficili.

Altri ancora ascoltano per combattere la noia e lo stress, per “calmarsi” o per “tirarsi su”, e sembra proprio che l’automobilista musicale sia più paziente nelle code e meno litigioso. In definitiva, le funzioni dell’ascolto automobilistico sembrano concentrare al massimo grado quelle tipiche di tutta la musica riprodotta nella nostra società, presentandosi molto più come strumenti terapeutici che come congegni estetici, pur mantenendo elementi indiscutibili di quel meccanismo dell’attenzione e dell’ambiguità noto sotto il nome di “arte”. Dal che dovrebbe risultare che non esiste termine più fuorviante – anche e soprattutto per uno studio critico musicale – che quello di “musica di consumo”.

LE “BOLLE MUSICALI”: MUSICA E AUTOMOBILE

Posted in IL SUONO IN CUI VIVIAMO with tags on 13 maggio 2009 by blackout87

 Secondo una ricerca più del 20% dei cittadini ascoltano musica in auto per oltre 1484869620_eca9fccb4950 minuti al giorno. E’ un dato impressionante, che emerge per la prima volta in un contesto scientifico: le ricerche in passato si rivolgevano soprattutto all’ascolto di musica dal vivo, o all’ascolto di musica riprodotta in ambiente domestico.Ma per chiunque abbia un minimo di spirito di osservazione, secondo me, la scoperta non è affatto sorprendente: infatti, è sufficiente mettersi in ascolto all’angolo di una strada per rendersi conto dell’ampiezza del fenomeno. Chi fa parte di quel 20%, ovviamente non ha nemmeno bisogno di questo: basta l’esperienza personale!!!

Che le si guardi dall’esterno o che si sia abituati a viverci dentro, queste “bolle musicali” circolanti non possono non suggerire qualche riflessione sulle funzioni e sul funzionamento della musica nella vita di oggi.

Un primo commento riguarda il livello di attenzione sottinteso dall’ascolto automobilistico. Quando si ascolta da fermi, e in parte per chi ascolta da passeggero, o modi e le funzioni dell’ascolto non sono dissimili da quelli connessi a qualsiasi altro riproduttore portatile, infatti, è facile crearsi uno spazio privato, un territorio personale, per via musicale.

Ma concentriamoci su chi guida. In questo caso è più che certo che la musica non gode dell’attenzione esclusiva, e nemmeno di quella principale. Qualcuno, spero, avrà notato che il volume che va bene per il guidatore tende sempre a essere fastidiosamente alto per i passeggeri: il che significa che esiste una soglia percettiva che, per chi è impegnato in un’altra attività, si sposta verso l’alto.

Il caso del guidatore, quindi, è, secondo la musicologia e la sociologia quel tipico consumo “disattento”: cioè che non gode di nessuna attenzione.

Ma, invece, come sa chi ne abbia fatto l’esperienza, l’ascolto automobilistico comporta una sua attenzione caratteristica, che non impedisce affatto di cogliere aspetti essenziali della musica.

Certo ci sono dei limiti tecnici, come il rumore di fondo, però ci sono dei condizionamenti visivi: la musica ascoltata in auto si abbina sempre a immagini in corsa, a paracarri e cartelli che sfilano, a strisce discontinue che corrono sull’asfalto sotto di noi.

La strada in un certo senso impone un ritmo alla musica. Infatti, come ognuno di noi, credo, ha sperimentato, esiste musica “più automobilistica” di altra: il pop elettronico più della canzone d’autore, il bluegrass più del blues. Cioè ognuno, non ci sarebbe bisogno di dirlo, può circondarsi in auto della sua musica preferita e andare anche contro i condizionamenti del mezzo.